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Riabilitazione del pavimento pelvico e prostatectomia: perché iniziare prima fa la differenza

2 settembre 2025 di
Laura Panighello

La prostatectomia è un intervento chirurgico che prevede la rimozione totale o parziale della prostata. Si tratta di un trattamento salvavita, utilizzato soprattutto in caso di tumore prostatico, con l’obiettivo di eliminare la malattia e preservare la qualità della vita del paziente.

Tuttavia, come ogni intervento importante, può avere conseguenze funzionali, in particolare sull’equilibrio del pavimento pelvico e sulla qualità della vita quotidiana.

Uno degli effetti collaterali più frequenti dopo l’operazione è l’incontinenza urinaria, soprattutto quella da sforzo: la perdita involontaria di urina quando si tossisce, si ride, si solleva un peso o si compie uno sforzo fisico.

Per questo motivo, molti uomini iniziano un percorso di riabilitazione solo dopo l’intervento, spesso un mese più tardi, quando i sintomi diventano evidenti.

In realtà, la riabilitazione sarebbe ancora più efficace se iniziata prima dell’intervento, come vera e propria preparazione al recupero.

Perché è utile fare riabilitazione prima della prostatectomia

Prepararsi all’intervento significa arrivarci con un pavimento pelvico più forte e più consapevole.

Durante la fase pre-operatoria è consigliato eseguire una valutazione fisioterapica del pavimento pelvico con tracciato elettromiografico di superficie (EMG).

Questa indagine permette di capire:

  • se il paziente riesce ad attivare correttamente i muscoli perineali;
  • se invece mette in atto delle sinergie negative, come l’attivazione degli addominali, che aumentano il rischio di perdite urinarie;
  • come migliorare la coordinazione muscolare e il rilassamento.

In alcuni casi si propone un percorso con biofeedback, uno strumento che aiuta a vedere e percepire come si muovono i muscoli, facilitando l’apprendimento della tecnica corretta.

Questo lavoro preliminare diventa una vera e propria “palestra” che consente al paziente di arrivare all’intervento più preparato e, di conseguenza, di affrontare meglio anche la fase post-operatoria.

La riabilitazione dopo l’intervento: un passaggio fondamentale

La riabilitazione del pavimento pelvico nel post-operatorio è sempre consigliata e viene personalizzata in base al tipo di intervento chirurgico e alla risposta individuale del paziente.

Gli obiettivi principali sono:

  • ridurre e controllare le perdite urinarie;
  • rieducare la reattività muscolare, che inevitabilmente cambia dopo la prostatectomia;
  • correggere eventuali compensi scorretti (come spingere con gli addominali invece di attivare il pavimento pelvico);
  • migliorare la sicurezza e il benessere nelle attività quotidiane e nella vita sociale.

Per chi presenta perdite importanti, può essere indicato un percorso specifico di riabilitazione per l’incontinenza urinaria, che unisce esercizi mirati, tecniche di respirazione e strumenti di supporto come il biofeedback.

Attenzione al “fai da te”: perché non conviene improvvisare

Un errore molto diffuso è quello di iniziare ad allenarsi in autonomia, cercando di “fare esercizi per il pavimento pelvico” senza una guida.

Il rischio è quello di rafforzare sinergie scorrette – ad esempio contrarre più gli addominali che i muscoli perineali – ottenendo l’effetto opposto a quello desiderato: aumentare le perdite urinarie invece di ridurle.

Per questo motivo è fondamentale affidarsi a una professionista specializzata in riabilitazione del pavimento pelvico.

Solo così è possibile:

  • ricevere una valutazione personalizzata;
  • apprendere la tecnica corretta;
  • monitorare i progressi;
  • adattare gli esercizi in base alla fase (prima o dopo l’intervento).

Un percorso seguito in modo competente non solo accelera i tempi di recupero, ma riduce anche il rischio di frustrazione ed errori.

Conclusioni

La riabilitazione del pavimento pelvico rappresenta un alleato fondamentale per chi affronta una prostatectomia.

  • È importante lavorare dopo l’intervento, ma il vero vantaggio si ottiene iniziando anche prima, con una valutazione mirata e un allenamento guidato.
  • Strumenti come l’EMG di superficie e il biofeedback aiutano a capire come usare correttamente la muscolatura e ad evitare compensi dannosi.
  • Evitare il “fai da te” è essenziale: solo un percorso professionale e personalizzato garantisce risultati efficaci e sicuri.

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Laura Panighello 2 settembre 2025
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