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Pavimento pelvico: prima di rinforzare bisogna capire cosa non funziona

8 settembre 2026 di
Laura Panighello

Pavimento pelvico: prima di rinforzare bisogna capire cosa non funziona

Quando compare un problema del pavimento pelvico, una delle reazioni più comuni è pensare che la soluzione sia rinforzare la muscolatura. Alcune persone iniziano ad allenarsi di più, aumentano gli esercizi in palestra o introducono attività specifiche con l'obiettivo di recuperare forza.

Ma più esercizio non significa necessariamente maggiore funzionalità.

In alcuni casi, aggiungere carico a una struttura che sta già lavorando in modo scorretto può aumentare tensioni e pressioni, rendendo più difficile il recupero.

Prima di rinforzare è quindi fondamentale comprendere che cosa non sta funzionando e perché.

Riabilitare non significa semplicemente rinforzare

Un pavimento pelvico funzionale non deve essere solamente forte. Deve essere in grado di contrarsi, rilassarsi e coordinarsi con respirazione, addome e resto del corpo nei diversi momenti della giornata.

Per questo un programma standard di esercizi non può essere la risposta a qualsiasi disfunzione.

Una persona potrebbe avere bisogno di rinforzo, ma potrebbe anche presentare:

  • un ipertono del pavimento pelvico;

  • una respirazione non corretta;

  • un'alterata gestione delle pressioni addominali;

  • difficoltà intestinali o evacuative;

  • abitudini minzionali scorrette;

  • un'idratazione insufficiente;

  • posture o movimenti che aumentano continuamente il carico sulla zona pelvica.

In queste situazioni, aggiungere esercizi senza aver prima individuato il problema può significare sovraccaricare ulteriormente un sistema già in difficoltà.

Prima di aggiungere, a volte bisogna togliere

Questo è uno dei principi più importanti della rieducazione funzionale.

Prima di introdurre nuovi esercizi, carichi o tecniche è utile chiedersi quali fattori della quotidianità possano ostacolare il recupero.

A volte è necessario ridurre temporaneamente alcuni sovraccarichi, correggere un'abitudine o modificare il modo in cui viene eseguito un movimento.

Solo successivamente si può costruire il lavoro di recupero e, quando necessario, di rinforzo.

Non significa necessariamente rinunciare allo sport o alla palestra, ma adattare l'attività alla condizione della persona e alla fase del percorso riabilitativo.

Respirazione e pavimento pelvico: un punto di partenza fondamentale

La respirazione ha un ruolo centrale nel funzionamento del pavimento pelvico.

Diaframma, addome e muscolatura pelvica lavorano infatti in coordinazione per gestire le variazioni della pressione intra-addominale.

Trattenere frequentemente il respiro durante uno sforzo o utilizzare strategie respiratorie poco funzionali può aumentare la pressione verso il basso.

Prima di aumentare i carichi può quindi essere necessario recuperare una corretta coordinazione tra respirazione, addome e pavimento pelvico.

È una competenza utile non soltanto durante gli esercizi riabilitativi, ma anche nella vita quotidiana e nell'attività sportiva.

Anche intestino, idratazione e abitudini quotidiane contano

Il pavimento pelvico non può essere considerato isolatamente.

Anche la regolarità dell'alvo, l'idratazione e le abitudini quotidiane possono influenzarne la funzionalità.

Una stitichezza persistente, ad esempio, può comportare spinte ripetute durante l'evacuazione e aumentare nel tempo il carico sul pavimento pelvico. Allo stesso modo, abitudini scorrette nella gestione della minzione o un apporto di liquidi non adeguato meritano di essere valutati nel quadro complessivo.

Per questo, durante un percorso riabilitativo, può essere importante intervenire prima su alcuni aspetti di base e solo successivamente concentrarsi sul potenziamento muscolare.

Perché la valutazione iniziale è così importante

La valutazione fisioterapica del pavimento pelvico non serve soltanto a stabilire se i muscoli siano "forti" o "deboli".

Serve a costruire un quadro più ampio della persona.

Per questo durante la prima valutazione vengono raccolte molte informazioni attraverso domande riguardanti, ad esempio:

  • sintomi e loro andamento;

  • attività fisica e sport praticati;

  • respirazione;

  • funzione urinaria;

  • funzione intestinale;

  • eventuale dolore;

  • sessualità, quando pertinente al problema;

  • gravidanza, parto o interventi chirurgici;

  • abitudini quotidiane;

  • postura e modalità con cui vengono affrontati gli sforzi.

Fare molte domande è parte della valutazione. Permette di individuare elementi che, apparentemente secondari, possono invece contribuire al mantenimento della disfunzione.

Il biofeedback per imparare a riconoscere il proprio corpo

Quando indicato, il biofeedback può essere utilizzato all'interno del percorso riabilitativo per aiutare la persona a comprendere meglio come sta utilizzando la propria muscolatura.

Attraverso un feedback visivo o acustico è possibile acquisire maggiore consapevolezza dell'attività del pavimento pelvico e lavorare sul controllo della contrazione e del rilassamento.

L'obiettivo non è quindi semplicemente "fare esercizi", ma imparare a utilizzare correttamente la muscolatura nelle diverse situazioni.

E il rinforzo?

Il rinforzo può naturalmente essere parte della riabilitazione, quando la valutazione mostra che è necessario.

Una volta individuati e corretti i fattori che interferiscono con la funzionalità, il percorso può essere progressivamente integrato con esercizi di:

  • controllo e coordinazione;

  • mobilità;

  • forza;

  • resistenza;

  • gestione dei carichi;

  • integrazione del pavimento pelvico nel movimento e nell'attività sportiva.

Il programma viene costruito sulla persona e modificato progressivamente in base alla risposta al trattamento.

Quando il recupero non procede come previsto

Se un problema continua a presentarsi nonostante gli esercizi o se i risultati raggiunti non si mantengono nel tempo, può essere utile rivalutare il quadro complessivo.

Potrebbe esserci un elemento che continua a interferire con il recupero: un'abitudine quotidiana, un sovraccarico, una strategia respiratoria, una difficoltà intestinale, un'alterazione del tono muscolare o un altro fattore che non era stato inizialmente considerato.

In questi casi, tornare alla valutazione permette di capire cosa stia ostacolando il percorso e di modificarlo di conseguenza.

Rieducare significa prima di tutto comprendere

La riabilitazione del pavimento pelvico non consiste in una serie di esercizi uguali per tutti.

Significa osservare la persona nel suo insieme, comprendere ciò che può aver contribuito alla comparsa o al mantenimento del problema e intervenire progressivamente sulle diverse componenti.

A volte il primo passo non è aggiungere qualcosa, ma eliminare ciò che non serve o modificare ciò che sta creando un sovraccarico.

Solo dopo aver costruito delle buone basi – respirazione, consapevolezza, corretta gestione delle pressioni e delle funzioni quotidiane – è possibile stabilire se e come introdurre un vero lavoro di rinforzo.

Laura Panighello 8 settembre 2026
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